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Approvato il decreto "Cura Italia"

L’emergenza di queste ore, oltre a minare la tenuta del Sistema sanitario nazionale, rischia di infettare in maniera profonda la nostra economia. Le conseguenze economiche potrebbero essere davvero pesanti se non agiamo subito.

Per questo oggi il governo ha approvato, anche sulla base delle nostre indicazioni, un maxi-decreto in grado di contenere l’emergenza economica. “Solo le prime”, viene assicurato, per frenare i contraccolpi economici dell’emergenza e per sostenere la sanità.

La manovra ‘Cura-Italia’, definita ‘poderosa’ dal premier Conte, ha un  valore di 25 miliardi di euro e finanziamenti mobilitati per 350, è un’iniezione immediata di sostegno all’economia. E aiuta imprese, famiglie, sanità, lavoro, anche posticipando le scadenze fiscali.

Tra le tante misure approvate, le più importanti riguardano: gli ammortizzatori sociali concessi a tutti i lavoratori, per 9 settimane; sostegno alle partite Ivasospensione di versamenti di ritenute, contributi, premi assicurativi e Iva per le imprese colpite dall’emergenzabonus e indennità per i lavoratori.

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Salviamo la dignità della persona umana

L'appello di 341 donne alla ministra Lamorgese per chiedere un intervento efficace e immediato per salvare le decine di migliaia di profughi ai confini tra la Turchia e la Grecia.

Gentile Ministra Lamorgese, siamo sgomente e partecipi del dramma che stanno vivendo decine di migliaia di profughi ai confini tra la Turchia e la Grecia, in fuga dalla Siria devastata da nove anni di guerra e ora anche dalla crisi di Idlib, teatro dello scontro tra Erdogan e Assad, sostenuto dalla Russia.

A seguito della pressione di centinaia di migliaia di siriani in fuga da Idlib, il Governo turco ha aperto le frontiere verso la Grecia, nonostante l’accordo siglato nel 2015 con la Ue, cosicché dai campi profughi turchi (dove vivono tre milioni e 700 mila persone) si stanno riversando in Grecia decine di migliaia di profughi.

Donne, bambini e anziani, stremati dalla paura, dal freddo e dalla fame, che cercano riparo e rifugio in terra europea, trovano frontiere chiuse ma anche brutale repressione e respingimenti, vengono caricati con gas lacrimogeni e dispersi lungo il fiume Evros che segna il confine tra a Grecia e Turchia.

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Storie della memoria

Conosci le storie delle donne e degli uomini che hanno pagato con la vita il prezzo più caro della ferocia nazi-fascista.

Quest'anno commemoriamo il Giorno della Memoria con le storie delle donne e degli uomini che hanno pagato con la vita il prezzo più caro della ferocia nazi-fascista. Sono le vittime dell'orrore dei campi di sterminio, dei campi di lavoro e prigionia, del confino, e sono gli invisibili che vennero uccisi nei letti di ospedale perché considerati "rifiuti della società".

I siti usati per lo sterminio furono in totale circa 42.500; all'interno di questi, i prigionieri venivano "codificati" e "classificati" in base a gruppi creati sulla base dei motivi dell'arresto. I simboli usati erano in stoffa, affibbiati sulla casacca all'altezza del petto sulla sinistra, e sui pantaloni all'altezza della coscia destra. I criteri per l'identificazione degli internati variavano però a seconda dei luoghi di detenzione e del trascorrere del tempo. In ogni caso, l'assegnazione di un prigioniero a una categoria dipendeva dalla decisione della Gestapo, e alla fine le suddivisioni finirono per essere confuse.

Gli ebrei venivano identificati con due triangoli gialli sovrapposti (a rappresentare la Stella di David), i rom con un triangolo marrone, le persone disabili, i malati di mente, le prostitute, le donne omosessuali con un triangolo neroi testimoni di Geova con un triangolo viola, i maschi omosessuali con un triangolo rosa, gli oppositori politici con quello rosso. Mentre un triangolo di colore verde identificava i delinquenti comuni, che generalmente svolsero il ruolo di kapo.

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82 sindaci contro i tagli di Regione Lombardia al Trasporto pubblico

I sindaci della Città metropolitana scrivono a Regione Lombardia: no ai tagli al TPL

Sono 82 i sindaci della Città Metropolitana di Milano che hanno firmato una lettera indirizzata all'assessora ai Trasporti e Mobilità di Regione Lombardia, Claudia Terzi. L'iniziativa bipartisan, che ha unito amministratori del centrosinistra, civici e del centrodestra, è la conseguenza dei tagli alle risorse destinate all'Agenzia del Trasporto pubblico, da parte della giunta regionale. Già a partire dal 2020, infatti, la riduzione di risorse è di circa 3,4 milioni che arriveranno a 17,8 nel 2025. 

I sindaci esprimono preoccupazione per la riduzione dei fondi
, che avrà come effetto immediato quello di tagli e, in prospettiva futura, mette a rischio l'obiettivo dell'Agenzia di realizzare l'aumento previsto (in media del 17%) dei servizi erogati in tutta la Città Metropolitana. La richiesta, rivolta all'assessora Terzi e a tutta la giunta regionale, è quella di intervenire al più presto per scongiurare una riduzione delle corse, le cui conseguenze sarebbero pagate dai pendolari che ogni giorno si spostano per motivi di studio o lavoro.

"Mentre il Governo conferma le risorse sul trasporto pubblico locale e annuncia investimenti ad hoc per le Regioni, finalizzati all'acquisto di bus ecologici, la Lombardia colpisce Milano Metropolitana con un pesante taglio di oltre 3 milioni di euro - afferma la segretaria metropolitana del PD, Silvia Roggiani. Tagli di risorse come questi sono l'ennesima prova di una regione cieca e sorda rispetto ai bisogni di migliaia di pendolari che chiedono un aumento e un miglioramento dell'offerta dei trasporti, e non certo una diminuzione.

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Aggressioni negli ospedali: una legge per tutelare medici, infermieri e pazienti

Si è tenuta oggi, mercoledì 4 dicembre, una conferenza stampa per presentare la proposta del PD in Consiglio regionale sulle aggressioni al personale medico-sanitario.

Spinte, botte, schiaffi, insulti e minacce verbali: sono queste le aggressioni che si registrano nelle strutture ospedaliere a danno del personale medico e sanitario. Il fenomeno non è nuovo, ma purtroppo si fa ancora fatica a stabilirne a pieno le dimensioni, perché manca un sistema di procedure univoco ed omogeneo di raccolta e monitoraggio dello stesso. A causa di ciò i dati forniti dalle strutture, parliamo di 1704 aggressioni totali registrate a Milano Metropolitana dal 2016 al primo settembre del 2019, sono parziali e disomogenei.

Per quanto riguarda gli ambiti in cui risultano concentrarsi le aggressioni i più colpiti sono i posti di pronto soccorso (462 casi dal 2016 al primo semestre 2019) e i reparti di psichiatria (195 episodi).
Due ambiti nei quali non è difficile decifrarne le cause. Nel primo, infatti, non si può non rilevare un collegamento con la scarsezza del personale, con conseguenze che si ripercuotono purtroppo sulle ore di attesa. Nel secondo caso invece la causa va ricondotta alla mancanza di formazione specifica per gestire la tipologia di paziente. Corsie che si svuotano, medici e operatori sempre più deficitari si trovano a farsi carico di un numero sempre maggiore di pazienti, col risultato di liste e tempi di attesa ai pronto soccorsi che si allungano. A farne le spese sono purtroppo gli infermieri, secondo i numeri nell'80% dei casi.

"Il tema della sanità è vastissimo, ma purtroppo di sicurezza negli ospedali non si parla mai – denuncia Silvia Roggiani segretaria metropolitana del PD. Si tratta di un fenomeno che tocca da vicinissimo la vita delle persone ma è troppo poco indagato. Per questo motivo il Partito Democratico, attraverso i suoi rappresentanti nelle istituzioni, vuole accendere un faro e andare nella direzione di garantire maggiori garanzie ai pazienti, da una parte, e sicurezza e tutele a medici e operatori sanitari ritenuti, a torto, responsabili di attese ritardi e disservizi".

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