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L'appello dei Sindaci al presidente Fontana

A partire dal 21 aprile verranno effettuati i test sierologici in alcune province lombarde, ma non a Milano Metropolitana. Quasi 60 sindaci dell'area Metropolitana si rivolgono al governatore Fontana per chiedere una procedura chiara e organica.

In questa fase, purtroppo ancora molto critica, i test sierologici sono fondamentali per individuare gli anticorpi prodotti dal nostro sistema immunitario in risposta al virus. Si tratta di una strategia diagnostica complementare ai tamponi, ma che non li sostituisce. 

Di fronte alla decisione di Regione Lombardia di effettuare i primi test sierologici a partire dal 21 aprile in alcune province lombarde - ma non a Milano Metropolitana - e al fatto che molti Comuni si sono attivati in maniera autonoma e con test a pagamento, i sindaci lanciano l'allarme sul rischio di generare numeri non confrontabili e pertanto di scarsa utilità.
La preoccupazione è che, anche in questo caso come già avvenuto per i tamponi, l'intervento alla fine risulti poco efficace.

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100 Sindaci al Dg di ATS Milano Bergamaschi e all'assessore Gallera: "Potenziare le USCA"

Oltre 100 sindaci sindaci della Città Metropolitana firmano un appello rivolto al Direttore Generale di ATS Milano, Walter Bergamaschi, e all'assessore Giulio Gallera, in cui chiedono un potenziamento della rete di sorveglianza territoriale.

Oltre 100 sindaci della Città Metropolitana - tra cui il primo cittadino di Milano Giuseppe Sala - di diversi schieramenti, civici, di centrosinistra e di centrodestra (ad eccezione di quelli della Lega), firmano un appello rivolto al Direttore Generale di ATS Milano, Walter Bergamaschi, e all'assessore Giulio Gallera, in cui chiedono un potenziamento della rete di sorveglianza territoriale.

Al centro dell'attenzione ci sono le USCA  (Unità Speciali di Continuità Assistenziale), la cui istituzione è stata prevista dal decreto del Governo (n. 14 del 9 marzo 2020), per fornire una gestione domiciliare dei pazienti COVID (dimessi dalle strutture ospedaliere o mai ricoverati) o con sintomatologia simil-influenzale di cui non è nota l’eventuale positività. La normativa nazionale prevede che tali squadre, attive 7 giorni su 7, debbano operare in stretta sinergia con i Medici di Medicina Generale, nella misura di una ogni ogni 50.000 abitanti.

I sindaci, nella lettera, denunciano per tutta l'ATS di Milano (comprendente anche Lodi) l'attivazione di sole 8 USCA, a fronte delle 65 che, secondo i calcoli, avrebbero dovuto essere attivate.

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81 sindaci scrivono a Regione Lombardia: Ora sorveglianza attiva

81 sindaci della Città Metropolitana, civici, di centrosinistra e di centrodestra, ad eccezione di quelli della Lega, firmano un appello rivolto a Regione Lombardia, in cui chiedono un cambio di strategia contro il coronavirus, con l'attivazione della sorveglianza attiva.

Nella lettera i sindaci, da un confronto diretto con i medici di base, denunciano come l’epidemia sia più diffusa di quello che appare dai dati ufficiali. Il numero di contagiati, che comprende i molti cittadini a casa con sintomi riconducibili al COVID19 –  coloro che non ricorrono alle cure ospedaliere e né vengono sottoposti a tampone - è dunque molto più alto. Nell'appello viene citata anche la situazione delle persone sottoposte a quarantena, indicata come un aspetto del contagio largamente fuori controllo.

Sulla base di queste valutazioni e prendendo a modello esperienze provenienti dall'estero e quella della Regione Veneto, viene richiesto a Regione Lombardia di attivare la “sorveglianza attiva”, una strategia che prevede di fare i tamponi a tutte le persone con sintomi riconducibili al Covid19, soprattutto quelle a casa ammalate e, in base al risultato, di sottoporre conseguentemente al test i familiari e tutte le persone con le quali queste sono entrate in contatto.

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Le proposte del Dipartimento di Salute e Welfare: proteggiamo i nostri cittadini e le nostre cittadine

L'emergenza sanitaria in corso ci spinge ad agire il prima possibile per arginare il contagio da Covid-19. Chiediamo a Regione Lombardia di accogliere le nostre richieste per rispondere velocemente alla crisi in atto.

In questi giorni di grande preoccupazione e paura è ancora più importante del solito affidarsi a comunicazioni chiare e fondate. Il rischio di cadere nella trappola delle fake news è purtroppo dietro l’angolo. Il nostro Dipartimento di Salute e Welfare ha prodotto un documento con proposte concrete rivolte a Regione Lombardia.

Dall'importanza di effettuare i tamponi al personale medico-sanitario alla questione delle RSA che non possono ospitare i pazienti sub-acuti o post Covid19. Dalla distribuzione dei dispositivi sanitari di sicurezza alla necessità di varare un piano di emergenza del sociale e delle reti territoriali.

Sono molte le proposte che abbiamo messo in campo, ci auguriamo che Regione Lombardia le prenda in considerazione e agisca al più presto.

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52 sindaci a Regione Lombardia: Tamponi a medici e personale sanitario

I sindaci di centrosinistra di Milano Metropolitana hanno scritto una lettera al Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana.

52 sindaci del centrosinistra della Città Metropolitana di Milano hanno firmato una lettera indirizzata al Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana. Nel documento si chiede, sul modello già proposto in Emilia-Romagna e Veneto, un'estensione dei test diagnostici anche ai soggetti asintomatici, a partire dai familiari e dai contatti dei pazienti affetti da Covid-19, con una particolare attenzione al personale sanitario, impegnato in prima linea nella gestione dell’emergenza e fortemente esposto al contagio.

Nella lettera si fa riferimento ai recenti studi universitari, avallati dall'OMS, sulla diffusione del virus, che dimostrano come molti casi di contagio avvengono nella maggior parte dei casi a causa dei soggetti asintomatici.

“Abbiamo sostenuto – scrivono i sindaci - da subito e senza esitazione le scelte di Regione Lombardia, con pieno spirito di collaborazione, nel rispetto dei compiti di ciascuno e con piena fiducia nel ruolo di guida della Regione e del Governo. Ma oggi scriviamo – si legge nella lettera - con lo stesso spirito di rispetto e collaborazione che ci ha animato sino ad ora, per chiedere non solo un segnale, ma un cambio di rotta”.

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