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15 LUGLIO 2019

Salvini rispondi!

In quanti si interessano alla politica estera in Italia? Spesso si dice troppo pochi, mentre si fa a gara a denunciare il “provincialismo” di certi giornali e telegiornali che finiscono per relegarla all’ultima pagina. Eppure è proprio quella politica a guidare il destino del nostro Paese.

 

Lo scandalo “Moscopoli” scoppiato lo scorso 10 luglio con la pubblicazione - da parte del sito americano Buzzfeed - dell’audio tra emissari italiani e russi su un affare che attraverso la vendita di petrolio darebbe fondi alla Lega, ha generato improvvisamente interesse.

Ma stiamo davvero di parlando di politica estera o solo di affari condotti da un partito per proprio tornaconto, per giunta mettendo a repentaglio la sicurezza degli italiani?

La politica estera, quella vera, si fa alla luce del sole. Si fa per esempio coltivando rapporti diplomatici, scegliendo come principali interlocutori Paesi all’interno dell’Unione europea. Si fa partecipando ai vertici europei, e non all’interno di hall di alberghi con partner che boicottano l’Unione Europea.

 

Delle simpatie russe del Carroccio eravamo ampiamente a conoscenza, ma le vicende degli ultimi giorni sono preoccupanti perché gettano un’ombra sulla nostra sicurezza: prima gli italiani o prima i rubli?

 

Interrogativi necessari alla luce di quanto sta emergendo in un affaire che ha tutt’altro che contorni chiari.

Il vicepremier e ministro degli Interni, Matteo Salvini, continua a negare e a non rispondere. Nega per esempio che Gianluca Savoini, personaggio chiave e coinvolto nella registrazione pubblicata dal sito americano, abbia mai fatto parte di delegazioni ufficiali a Mosca, nonostante le foto lo inchiodino. E nega che l’Associazione Lombardia Russia, di cui è presidente lo stesso Savoini, abbia qualcosa a vedere con la Lega.

E invece niente di più falso, dal momento che l’associazione ha la sede  proprio nello stesso immobile del Carroccio, in via Bellerio a Milano.

 

Come se non bastasse, a complicare e rendere ancora più torbida la faccenda ci pensa un altro personaggio, Claudio D’Amico, anche lui stretto collaboratore di Matteo Salvini, responsabile sviluppo progetti dell'associazione Lombardia Russia e assessore alla Polizia locale di Sesto San Giovanni. D'Amico in passato è coinvolto in affari poco chiari, al punto che il PD sestese lo aveva già fatto presente al Sindaco di Forza Italia Roberto di Stefano, tramite un’interrogazione. E, soprattutto, aveva chiesto spiegazioni sui probabili conflitti di interessi causati proprio dagli affari di D’Amico in Russia.

Purtroppo la risposta del primo cittadino è stata disarmante: “informazioni di carattere personale”. Totale indisponibilità a mettere in discussione l’assessore e/o chiarire la sua posizione di fronte ai cittadini.

Stando agli ultimi dettagli emersi, però, sarebbe stato proprio D’Amico a sollecitare Palazzo Chigi ad invitare Gianluca Savoini alla cena con Putin lo scorso 4 luglio. Da quando, mi chiedo, ci si può far beffe delle istituzioni in modo così sfrontato?

 

Insomma, nonostante le omissioni e le menzogne, è Savoini a dover ammettere di essere iscritto alla Lega dal 1991, di essere membro dello staff di Matteo Salvini, di aver partecipato alla riservatissima riunione a Mosca non come presidente di Lombardia Russia ma come membro dello staff del segretario del Carroccio.

 

E allora, cosa ci fa Savoini ad una riunione riservata? Perché un uomo che non ha alcun ruolo ufficiale nel governo va in viaggio ufficiale a Mosca con il ministro e partecipa alla cena con il presidente Vladimir Putin? Salvini cosa sa, e tiene nascosto agli italiani, dell’incontro all’hotel di Mosca Metropol del 18 ottobre scorso? Era al corrente del negoziato e dell’accordo proposto per finanziare il suo partito e la campagna elettorale?

 

In altri Paesi di fronte al sospetto di finanziamenti illeciti ad un partito politico di cui il segretario è ministro degli Interni e vice capo del Governo, ci sarebbero già state dimissioni (come peraltro è avvenuto in Austria). E invece in Italia la seconda carica dello Stato, la Presidente del Senato Elisabetta Casellati, arriva a derubricare un fatto così grave apostrofandolo come “un pettegolezzo da giornali”.

 

Matteo Salvini, sconfessato perfino dal suo premier (che però non ne ha chiesto le dimissioni) non può più far nulla di niente. Chi dice falsità per coprire chissà che cosa non ha più la credibilità per fare il ministro e garantire la sicurezza agli italiani.

Noi continueremo a tenere alta l’attenzione dei cittadini: Salvini deve rispondere.