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PDNews 08 MARZO 2019
Futura: il nuovo blog della segretaria

Futura: il nuovo blog della segretaria

Futura è il mio nuovo blog, uno spazio settimanale che userò per raccontare storie. Storie diverse, di cui protagonisti saremo noi

di Silvia Roggiani

Cos’è Futura? 

Futura è il mio nuovo blog, uno spazio settimanale che userò per raccontare storie. Storie diverse, di cui protagonisti saremo noi. Quello che siamo, e soprattutto quello che vorremmo essere. Ma anche quello che ci sorprende, ci indigna, ci fa sorridere, addirittura divertire. Un modo per rallentare, fermarci, divagare. Come quando prendiamo un filo e iniziamo ad attorcigliarlo al dito per spingere i pensieri più in là, non troppo eh, ma almeno al di là del nostro naso, o come si dice smettendo di guardare al nostro ombelico. 

Futura è una canzone magica che ti fa viaggiare lontano, una canzone di speranza, simbolo di un futuro che vogliamo migliore del presente. Che poi è lo stesso pensiero che un bel po’ di anni fa mi ha spinto a fare politica. Ma Futura è soprattutto il nome di una donna.

 

 

Non poteva esserci giorno e occasione migliore di inaugurare il mio blog se non l’8 marzo con la Giornata internazionale della Donna. In molti mi hanno detto che da quando sono stata eletta Segretaria del Pd Milano sono diventata più femminista, e forse un po’ è vero. Il motivo è semplice: oggi esserlo è una necessità. 

 

Dirò subito una cosa: l’8 marzo non è una festa, non abbiamo nulla da festeggiare. Alessandra e Fortuna, 23 e 36 anni, oggi non ci sono perché i loro compagni le hanno picchiate fino ad ucciderle. I femminicidi sono in calo in Italia, ma restiamo il quarto Paese in Europa. 

Ecco perché oggi per me essere femminista significa essere dalla parte di chi subisce violenze, ingiustizie e disuguaglianze per il sol fatto di essere donna. 

 

Una ricerca di Eurostat rivela che siamo pagate il 17,9% in meno degli uomini: è come se fino a ieri (7 marzo) avessimo lavorato gratis. L’elenco di disparità è lungo: non va bene nelle Università, dove le rettrici sono sei su 76, o nelle aziende dove le donne manager sono 5mila contro i 17mila uomini. 

 

La politica merita un discorso a sé stante. Il maschilismo di questo governo non è dato solo, purtroppo, dal fatto che abbiamo 5 ministre e 13 ministri, ma anche da politiche di stampo chiaramente misogino. Il ddl del senatore leghista Pillon, ad esempio, è una misura che vorrebbe occultare i casi di violenza, al solo di scopo di salvaguardare - ad ogni costo - l’idea astratta di famiglia, trattando il bambino allo stregua di un oggetto. D’altronde non mi stupisce una legge del genere, se penso che nella Lega partoriscono manifesti sostenendo che il ruolo naturale della donna sia solo quello di procreare.

Credo che questo fotografi in pieno i tempi bui che stiamo vivendo: dopo anni di battaglie delle nostre mamme e nonne rischiamo di mettere in discussione diritti che pensavamo acquisiti. Le potenzialità e la creatività delle donna sono molteplici, nessuna deve mai arrendersi e convincersi che ciò possa essere messo in discussione. 

 

Nel 2011 entrava in vigore la legge Mosca-Magolfo sulle quota rosa, che ha fatto impennare le presenze femminili nelle aziende pubbliche dal 6% al 33,5%. È una norma sperimentale e scadrà il prossimo anno: cosa succederà senza quote rosa? A che punto siamo con la rivoluzione culturale? A che punto siamo con la rivoluzione culturale?

 

È una domanda che dobbiamo farci, ma non solo oggi. Perché purtroppo la risposta è che siamo terribilmente indietro, e ce lo dicono i numeri snocciolati prima. Numeri che non ci scivolano addosso, numeri che parlano di una disparità insopportabile

Una disparità che rischia perfino di danneggiare la società dal punto di vista economico. Diversi studi dimostrano che le aziende in cui le donne sono leader vanno meglio, grazie alle migliori dote organizzative, alla capacità di ispirare e motivare, nonché a quello di dirigere il lavoro di squadra, da parte delle donne.

 

Abbiamo bisogno di pari opportunità. Noi ci abbiamo provato, con proposte e progetti concreti di successo, sia al Governo del Paese che nelle realtà locali in cui abbiamo amministrato. E sappiamo che non basta una caramella, né tantomeno una mimosa per costruire una società in cui uomo e donna hanno gli stessi diritti. Ricordiamocelo, non solo oggi.