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PDNews 23 APRILE 2018
Sandra Gilardelli, staffetta partigiana

Sandra Gilardelli, staffetta partigiana

Volti alla Libertà. Storie e volti delle donne e degli uomini della Resistenza nel Milanese

di La redazione

Sandra Gilardelli, partigiana (Milano, 1925)

Sandra Gilardelli nasce a Milano da una famiglia convintamente antifascista. Studia al Liceo Classico Parini ma con lo scoppio della guerra e i primi pesanti bombardamenti su Milano, nell’ottobre del 1942, si trasferisce a Gorgonzola ed è costretta ad abbandonare la scuola.

Nel febbraio del 1943, dopo una terribile incursione aerea sulla città, la famiglia decide di trasferirsi a Pian Nava, un piccolo villaggio sulle montagne del Verbano, sopra a Intra, dove era solita passare le vacanze estive. Sandra trascorre i primi mesi da sfollata abbastanza tranquillamente, in una grande casa con i genitori, il fratello (poi fuggito in Svizzera) ed altri amici, pure sfollati da Milano.

Con la caduta del fascismo il 25 luglio 1943, si riaccendono le speranze di tutti coloro che avevano avversato la dittatura, speranze ben presto deluse; segue un periodo di grande confusione, che trova il suo apice nella firma dell’armistizio, l’8 settembre.

Nei giorni immediatamente successivi, di passaggio da Pian Nava cominciano a vedersi gruppi di ragazzi che scappano dalla pianura e cercano rifugio in montagna, alcuni per sconfinare nella vicina Svizzera; spesso sono vestiti in modo inadeguato e mal equipaggiati; la famiglia di Sandra cerca di aiutarli come può, dando loro vestiti e scarpe. Nella zona cominciano a formarsi le prime bande partigiane. Sandra entra in contatto con la Brigata Alpina "Cesare Battisti", che ha un posto di comando a Premeno, a un paio di chilometri da Pian Nava, e con la quale inizia a collaborare.

Sempre aiutata dalla famiglia e dagli amici, comincia a procurare disinfettanti, bende e cerotti, che consegna ai partigiani, oltre a maglie, calzettoni e golf fatti in casa, per poter affrontare l’inverno molto rigido della montagna; in qualche occasione aiuta a curare i feriti. Ha l’ordine di muoversi sempre alla mattina presto o alla sera, con il buio, con la raccomandazione di non modificare le sue abitudini, per non attirare sospetti sulla sua persona; tra i suoi compiti, quello di tenere gli occhi aperti e riferire l’eventuale presenza di persone sospette.

Le viene anche richiesto di portare lettere e messaggi da Premeno al CLN di Intra e viceversa, muovendosi con il trenino che fa servizio in quei luoghi, spesso accompagnata da qualche amica, per non destare sospetti. In qualche occasione, durante i suoi spostamenti, viene fermata dai fascisti, ma l’incoscienza giovanile e un po’ di fortuna, evitano che venga scoperta la sua reale attività, con conseguenze tragicamente immaginabili.

Nell’agosto del 1944 conosce il Tenente Mosca (nome di battaglia di Michele Fiore), uno dei comandanti della Brigata Cesare Battisti, che sposerà qualche anno dopo.