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24 NOVEMBRE 2017

Io non mi giro dall'altra parte

La verità è questa: in Italia una donna che subisce uno stupro continua ad essere colpevolizzata, come se fosse andata a cercarsela. Diverso quando a compiere una violenza è un immigrato: in quel caso la solidarietà alla vittima si associa a una forte componente razzista. 
Ce lo dicono i tanti casi di cronaca, ma anche i numeri. 
Per un italiano su sei, se una donna subisce una violenza è perché si è vestita in un certo modo, perché appunto se l’è andata a cercare. 
A dirlo l'indagine Ipsos, che rivela - anche - di un 49% della popolazione italiana che sta dall’altra parte, che non crede che le colpe possano essere imputate alle donne. 

 

D'altronde anche dopo lo scandalo Weinstein si è insinuata una domanda maliziosa sul perché di queste violenze si parlasse solo ora. Sottili, impliciti meccanismi che vorrebbero trasformare la violenza in un fatto privato, tollerandolo e giustificandolo. 
In Italia sono 6,8 milioni le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subìto una violenza fisica o sessuale. Quasi una su 3. E il 10,6%, quindi oltre una donna su dieci, dichiara di essere stata costretta ad avere rapporti o di aver subìto una qualche forma di violenza prima dei 16 anni. Questi non sono numeri che descrivono episodi singoli o sporadici. E chi si volta dall’altra parte, chi sceglie di non vedere, ne è complice. 

 

Parlarne, scrivere, raccontare storie, trovarci numerosi in questo sabato 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, è un atto di civiltà e un passo decisivo per comprendere cosa è violenza, condannarla e denunciarla.

Per questo ho voluto partecipare all’iniziativa promossa dal Presidente del Municipio 8, Simone Zambelli, insieme agli amici e consiglieri della zona. Abbiamo dipinto di rosso una sedia all’interno della sala consiliare e una panca davanti alla sede del Municipio. Un gesto semplice ma significativo, per ricordare che ci sono donne che prima di essere vittime occupavano un posto. 

E’ importante superare quel senso di indifferenza vero il fenomeno, e partecipare è un modo per impegnarsi e spronare all’impegno civico diffuso. Se denunciamo tutti, se ognuno di noi fa la sua parte, se ognuno di noi sceglie di non voltarsi, allora avremo vinto in parte questa battaglia, rompendo il muro del silenzio e dell’indifferenza. E’ una battaglia da combattere, soprattutto, sul piano culturale con la sensibilizzazione e la prevenzione nelle scuole, ma chi fa politica, chi ha la responsabilità di rivestire ruoli istituzionali, è chiamato a fare di più.


Anche per questo, come Federazione del PD Milano Metropolitana, abbiamo promosso una modifica nel codice etico per prevenire e condannare ogni forma di violenza contro le donne: ora è presente anche la voce che richiede a chiunque si candidi l’impegno a “rispettare nel comportamento e nell’espressione delle proprie opinioni i principi di uguaglianza di genere, con particolare attenzione al perseguimento della parità fra donne e uomini e alla condanna di ogni forma di discriminazione sessista e violenza di genere”.  

Perché proprio la politica non può girarsi dall’altra parte.