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17 NOVEMBRE 2017

La parola ai ventenni

Ho deciso di lasciare la parola a Gaia Romani, giovane membro della Direzione nazionale del Partito Democratico, perché raccontasse come vive questa esperienza e responsabilità all'interno del Partito Democratico. In particolare, all'indomani della consegna di un documento programmatico "La parola ai ventenni", che lei e altri Millennials hanno consegnato al segretario nazionale Matteo Renzi nel corso della Direzione nazionale di lunedì 13 novembre. 
 
Il 7 maggio di quest'anno sono stata eletta alla Direzione nazionale del Partito Democratico, tra i 20 giovani - provenienti da diversi territori e percorsi - selezionati dal segretario Matteo Renzi per portare un contributo al nostro partito. Il nostro compito è quello di costruire un ponte tra chi la politica la fa da anni e la nostra generazione.

Per fare questo dobbiamo partire da poche e semplici domande.
La nostra generazione vuole essere messa in contatto con la politica? Perché oggi nella maggior parte dei giovani prevale l’astensionismo?

Credo sia perché molti giovani non ritengono di avere delle alternative serie e credibili nel momento in cui si recano alle urne. Non perché i programmi siano carenti di proposte strutturate, ma perché quelle proposte non sono sufficientemente improntate alle loro esigenze. E questo, a sua volta, accade perché molto spesso la politica considera il voto giovanile un voto fluttuante, su cui non è conveniente investire, in quanto indirizzarlo è difficile.

Questa convinzione è stata però smentita nelle elezioni politiche del 2013, quando il Movimento 5 stelle ha ottenuto più del 47% dei voti della fascia 18-24 anni, dando vita a un vero e proprio fenomeno di voto generazionale. 

Quel 47% da un lato dobbiamo interpretarlo come l'espressione di una protesta, dall’altro - per quanto negativo e preoccupante - ci dice che la voglia di contatto con la politica ancora c’è. Tocca al Partito Democratico indirizzare tutto questo verso un messaggio costruttivo e non disfattista, perché un partito che vuole essere progessista deve avere il coraggio di investire davvero su chi il progresso lo incarna. Dobbiamo creare un programma che faccia sentire i giovani la nostra priorità, scommettere su di loro. Come?

Innanzitutto offrendo un piano strutturato per correggere i forti squilibri tra giovani e anziani nel campo del welfare (la spesa sociale per gli anziani è 12 volte superiore a quella per i giovani) e affrontando coraggiosamente il tema della flessibilizzazione del lavoro, che finora è stata scaricata completamente sui nuovi entrati nel mercato del lavoro. E contemporaneamente a questi grandi nodi, che causano un vero e proprio conflitto generazionale, presentare una serie di proposte piccole e concrete che sopperiscano anche ai bisogni quotidiani. Ecco perché, insieme ad altri ragazzi provenienti da tante parti diverse d'Italia, da Milano con me Michele Albiani, abbiamo provato a individuarne alcune. Ne è nato un documento, intitolato "La parola ai ventenni", che abbiamo presentato alla Direzione nazionale di lunedì 13 novembre

Sono idee buone? Cattive? Innovative? Già sentite? Parliamone.
Richiamiamo l’attenzione su ciò che è veramente importante: i temi. Sono fortemente convinta che riportare il dibattito sulla concretezza e sui giovani sia l’unico modo tramite il quale un partito progressista possa tornare con forza a dirsi tale.
 
Gaia Romani