le idee > blog > Le parole sono importanti
03 NOVEMBRE 2017

Le parole sono importanti

L'altro giorno ero a Bologna, e mi ha colpito passare per via Valdonica, dove nel marzo di quindici anni fa una manciata di proiettili mise fine alla vita di Marco Biagi. Il giuslavorista impegnato per riformare il mondo del lavoro, fu ucciso dalle Br mentre rientrava a casa dalla stazione.
 

In Italia abbiamo conosciuto il terrorismo molto prima di scoprire quello di matrice islamica. Purtroppo, questa più lunga conoscenza non ci ha reso immuni dall'utilizzo distorto delle parole. Oggi dovremo prestare attenzione a quali usiamo, a che cosa vogliamo riferirci, per recuperare un senso più autentico di ciò che diciamo.
In questi giorni sono state evocate parole forti, inopportune. Per parlare di legge elettorale si è detto “violazione delle regole democratiche", “atto eversivo” e persino “colpo mortale alla democrazia". 
Si tratta di posizioni estreme, che creano ferite difficili da rimarginare, anche in politica. 
Ma la cosa più intollerabile sta nel fatto che lo stesso partito che grida frasi come “colpo di stato alla democrazia" è quello che emana le fatwe contro i giornalisti, che incita la messa all’indice di chiunque la pensi in modo diverso da loro. “Eccoli” si legge nel loro blog, dove vengono pubblicate foto segnaletiche ricordando nomi e cognomi.

 

È accaduto qualcosa di simile, solo pochi giorni fa, su una pagina Facebook che ha diffuso le foto e i nomi dei consiglieri che hanno bocciato una mozione dei Cinque Stelle nel Consiglio del Municipio 3. 
Niente da fare, per la destra e per i grillini tutto normale. Nessuno si indigna, nessuno sente puzza di ventennio. Nessuno vede in questa vicenda tutto l’imbarbarimento verso cui si sta trascinando la politica.
Gli elenchi, le schedature dei cosiddetti obiettivi possibili in Italia li hanno fatti per davvero, mica per finta. E se è vero che quelli che aspettarono Marco Biagi in via Valdonica non c’entrano nulla col linguaggio di certa politica – che evoca ruspe ed emette scomuniche –, bisogna riconoscere che ciò rappresenta un problema culturale, perché avvelena un clima già pesantemente compromesso. 

 

Popper diceva tv cattiva maestra, oggi io credo che siano certi politici i cattivi maestri. Per carità, lungi da me farvi la paternale sulla funzione pedagogica che dovrebbero o meno rivestire i politici, ma una politica che tollera minacce, l’ultima in un tweet rivolto a Ettore Rosato “ti brucerei vivo”, a me disgusta.
L’incitamento all’offesa persecutoria sta diventando la nuova frontiera del teppismo politico, e tocca riconoscerlo, non girarsi dall’altra parte, o peggio legittimarlo quando fa comodo. Penso che dovremo tornare ai valori; se la dialettica politica non è capace di rispettare l'avversario in qualità di persona, siamo solo all’imbarbarimento.