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06 OTTOBRE 2017

Ti ricordi com'eri?

Nel 2007 il ritorno in serie A della Juve inaugurava la stagione calcistica. Noi interisti, in compenso, quell'anno avevamo fatto il bis con Campionato e Supercoppa, e soprattutto ci eravamo sfregati le mani a vedere i bianconeri giocare in serie B.
 

Insomma, un annetto niente male... A parte le battute, soprattutto nasceva il PD. 
Io all’epoca frequentavo un master in gestione dei servizi pubblici locali e muovevo i primi passi in politica. Avevo qualche chilo in meno, e pure qualche capello bianco di meno, quando con un gruppo di amici – nel 2007 – fondavo un comitato a sostegno delle liberalizzazioni promosse dal governo di centrosinistra.
Nelle stesse settimane le prime pagine dei giornali erano occupate da un'unica notizia: la nascita di un nuovo soggetto politico progressista, erede di tradizioni politiche fortemente radicate nel Novecento ma con l'ambizione di aprire un capitolo nuovo e portare, con coraggio, l'Italia nel futuro. Il Partito Democratico. 

 

Dieci anni fa. Non tantissimi, ma un’eredità forte e significativa alle spalle, quella del nostro Partito. 
In questi anni ho visto cambiamenti importati, e tanti li ho vissuti in prima persona.  E, al di là  dell'ironia sull'aspetto fisico, se ripenso a com'ero ieri un po' mi sento cambiato. Dai volantinaggi o i confronti nella piccola sede di via Eustachi – anche se vivaci ma sempre tesi a mantenere uno spirito unitario – è arrivato l’impegno a diventare segretario.  Da un ruolo di militanza, dunque, ad uno di responsabilità. 
Responsabilità nel dover mediare tra prospettive, idee, aspettative, perché ci sia sempre un equilibrio che tenga conto di sensibilità diverse. Insomma, tenere insieme quella che qualcuno chiamava la ditta, un nome in cui io però mi ci rivedo poco, e che preferisco chiamare comunità. Un partito che è, appunto, prima di tutto una comunità. Inclusiva, aperta, radicata, plurale. 

 

Non so in quanti si rivedano nel progetto del Partito Democratico, oggi a dieci anni dalla sua fondazione, ma mi sento di fare mie le parole di Michele Salvati di qualche giorno fa sul Foglio. Salvati diceva che oggi il PD è, per la prima volta, un partito di governo ispirato al liberismo di sinistra. E, soprattutto, sono stato contento di leggere il passaggio in cui sostiene che il PD oggi assomiglia ancora di più alla creatura che lui aveva in mente. 
Io riconosco grande responsabilità e maturità a questo Partito Democratico. Un Partito Democratico la cui grande sfida oggi è quella di sintetizzare e tenere dentro la sua dialettica, e perché no le sue contraddizioni, ricordandosi che ha sempre fatto del pluralismo la sua forza. 

 

Come ha scritto Pierluigi Castagnetti qualche giorno fa su Democratica, sono convinto che dovremmo usare questo decimo compleanno per riprenderci l’ambizione di “cambiare il mondo”, che poi è la stessa per cui è nato e la stessa che ha ispirato la mia passione e il mio desiderio di fare politica.